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La scelta del Maestro

Gennaio 19, 2014

Vengo spesso contattato da persone interessate alla disciplina del Budo Taijutsu, sia possibili nuovi praticanti sia da praticanti di vecchia data che cercano nuovi stimoli per continuare la pratica, i quali pongono le domande più svariate.

Una di queste è: Con chi praticare?

La risposta è semplice ma allo stesso tempo complessa. A mio avviso si dovrebbe praticare con persone che praticano a loro volta. Non di rado, quando si acquisisce la qualifica di insegnante, molte persone smettono di praticare per insegnare. Praticare è difficile in quanto comporta un dispendio di energie psicofisiche, di danaro e di tempo e solo la passione può aiutare a farlo nonostante questi “blocchi” naturali. Un buon insegnante deve quindi essere anche un buon praticante continuando a studiare ogni volta che può, a seconda delle proprie possibilità.

E’ innanzitutto importante che sia un insegnante qualificato. Come si fa a capirlo? Semplice, deve essere in possesso e poterlo esibire, del Menkyo di Shidoshi (praticanti dal 5° Dan in su) o Shidoshi-Ho (praticanti dal 1° al 4° Dan). Indossare la cintura nera o avere x Dan non significa quindi che si è automaticamente abilitati all’insegnamento. In particolar modo, per gli Shidoshi-Ho, l’attestato viene richiesto dal proprio insegnante se questo reputa i propri allievi in grado di poter trasmettere le proprie conoscenze a terzi. Oltre l’attestato va ricordato che è necessario essere iscritti allo Shidoshi-Kai ed essere in possesso della relativa “Member” annuale di colore bianco. Mi capita spesso di assistere a sponsorizzazioni di corsi tenuti da persone le quali non sono in possesso ne dell’uno ne dell’altro, cosa alquanto indecorosa sia per loro che per i propri insegnanti che così facendo disonorano la disciplina che pratichiamo ma, in particolar modo, non si attengono alle poche regole che il Soke ha stabilito, iniziando ad insegnare, nella maniera sbagliata, proprio una delle cose più importanti, ovverosia il rispetto e la correttezza nei confronti degli altri.

Se vi capita di avere o trovare come insegnanti chi non ne è in possesso, o che utilizza la solita frase: “Mi deve ancora arrivare dal Giappone”, scappate via a gambe levate altrimenti rischiate di avere come guida una persona che di base non ha la parola “Correttezza” nel proprio vocabolario e non la insegnerà mai.

ShidoshiMenkyo2-(1)

 

ShidoshiMember2Noto anche come sia facile scrivere nel proprio “Curriculum Marziale” parole come “Allievo diretto del Maestro X” o “Viaggia annualmente in Giappone” quando in molti casi il Maestro X lo si è visto 1-2 volte ed in Giappone si è stati ancor meno tempo. Dal mio primo viaggio all’Houmbu Dojo nel Febbrario del 2005, ho iniziato a recarmi in Giappone ogni anno, in alcuni casi anche più volte all’anno “collezionando”, ad oggi (Anno 2013) 12 viaggi nella terra del Sol Levante essendo anche costretto a rinnovare il passaporto, ovviamente documentabile come da immagini riportate quì sotto. Seminari internazionali con il mio Maestro, in giro per l’Europa, ne ho fatti tanti (ma sempre pochi secondo la mia soggettiva opinione) ma tali da poter dire, Io di avere una Guida e Lui di avere un Uchi Deshi. Quando vi viene quindi detto che l’insegnante viaggia ogni anno per andarsi ad allenare all’Hombu Dojo, accertatevi che sia vero. Uno Shidoshi, o peggio ancora, uno Shihan che vi è andato solo 3-4 volte al massimo asserendo di andarci ogni anno non è proprio un garanzia di sicurezza ed un esempio di sincerità.

Dopo tale parte “burocratica” va anche visto l’aspetto tecnico e l’essere in grado di trasmettere le proprie conoscenze. Ci sono praticanti davvero bravi a ricevere (o eseguire) una tecnica ma assolutamente incapaci a riuscire ad insegnarla. Al contrario vi sono praticanti buoni sia tecnicamente che dal punto di vista di insegnante.

A proposito di questo, ricordo ancora parole dette da diversi insegnanti durante un seminario internazionale, su un mio compagno di allenamento di tanti anni fa ove specificavano che aveva un buon Taihenjutsu e non un buon Taijutsu. Le parole esatte, letteralmente tradotte per farmi capire il concetto, furono: “Sa solo rotolare”. Quando videro che stavo pensando alle loro parole, una di loro aggiunse: “Per un buon Taijutsu c’è bisogno di Cuore…”. Ricordo ancora lo stupore che provai allora, in quanto al fatto che un buon Taijutsu si vede dal Cuore di chi lo pratica. Questo vale anche per chi insegna. A volta un possibile praticante è attratto più da una tecnica fatta bene che dalla persona che la esegue, tralasciando una cosa molto importante, ovvero che diventando allievo di una determinata persona si stabilisce un rapporto di Allievo/Maestro che ipoteticamente durerà per molto tempo e che porterà ad una crescita personale. E’ appunto tale crescita che uno deve vagliare. Con il Maestro sbagliato si potrebbe “crescere male”.

Cosa guardare quindi in un Maestro: La persona. Il concetto di Jin, che si apprenderà molto avanti nella Nostra disciplina ma che ha un significato importantissimo.

Per chi già pratica invece, se per un motivo o un altro, volesse cambiare insegnante deve vagliare tanti fattori. Mi è capitato di vedere praticanti passare da un insegnante all’altro anche solo per una gratificazione personale o un DAN(no) in più. Ho conosciuto persone passare da un insegnante ad un altro perchè: “L’altro ha detto che sono bravo o che valgo più del grado che ho” non capendo che quello è il “Kyojutsu” più pericoloso per un praticante. Infatti non si riesce a capire che probabilmente il proprio insegnante non ha deciso positivamente per un passaggio di grado perchè non lo riteneva opportuno, ma bensì, come ho testualmente sentito “quell’imbecille non ha capito che sono bravo, l’altro insegnante lo ha capito subito”. Sorrido al pensiero di come un insegnante, magari con pochi anni di esperienza o pratica, possa avere capito in poche ore quanto quella persona fosse preparata fisicamente e mentalmente, più di quanto non lo abbia capito il proprio insegnante in anni e anni di lezione. Sempre personalmente credo che “l’imbecille” in questione sia l’allievo che si è lasciato abbindolare dal primo arrivato buttando, con un semplice gesto, anni e anni di allenamento. Si vuole cambiare insegnante? Benissimo, si è liberissimi di farlo, ma va prima vagliato molto attentamente il perchè. La “corte” che può essere perpretata per “aggiudicarsi” un allievo in più puà portare alla rovina marziale dell’allievo stesso.

E per la parte tecnica? Quì il discorso è ancora più ampio. Da noi si studiano diverse scuole, non tutte codificate come taijutsu e non tutte insegnate pubblicamente. Può quindi capitare di studiare con insegnanti che, non per loro volere, non conoscono tutte le scuole e/o nemmeno tutte le tecniche di una scuola, ma non per questo non sono competenti. Ogni insegnante dovrebbe conoscere comunque, ed insegnare, il Ten Chi Jin e poi, a seconda di come vuole redarre il “programma di insegnamento”, le varie scuole.

Il consiglio finale quindi? Recarsi in un Dojo, vedere e ascoltare l’insegnante, chiedere se è possibile fare un paio di lezioni di prova, chiedere le dovute garanzie (attestato di Shidoshi e Member dello Shidoshi-Kai) e vagliare il tutto insieme.

Carmelo Nici – Bujinkan Shihan

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