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IL NINJA CHE PARLA CHIARO – SECONDA PARTE

Settembre 26, 2015

Questa che segue è la traduzione in italiano dall’inglese di un intervista rilasciata dal Dr. Kacem Zoughari alla rivista Australiana Blitz, tutti gli errori di traduzione ed altro sono mia responsabilità, la versione originale potrete trovarla ai piedi di questo articolo.

Buona lettura!

Giuseppe Armenise

 

Un intervista con il maestro di ninjutsu Kacem Zoughari: Seconda Parte

Un insegnante di ninjutsu e professore di Studi Giapponesi specializzato in storia del Budo Giapponese, Dr. Kacem Zoughari è residente da tempo a Tokyo, Giappone ed è un allievo diretto del fondatore della Bujinkan, Granmaestro Masaaki Hatsumi e del suo allievo più anziano, Ishizuka Shihan. Tuttavia, nonostante il suo amore per l’arte ed i suo insegnanti, Dr. Zoughari non fa mistero circa il suo rifiuto della Bujinkan stessa.

A seguito di una recente visita in Australia, il dottore ha dato a Blitz un affascinante e profondo sguardo nelle arti marziali Giapponesi – non lasciando alcun dubbio circa la sua reputazione per le controversie.

Quanto sono efficaci i koryu (le arti marziali tradizionali Giapponesi) o la Bujinkan, o il ninjutsu oggi, in confronto con le MMA e gli altri sport di arti marziali?

Anche qui ancora dipende da chi pratica, come pratica, che cosa pratica, e qual è la natura delle tecniche che pratica. Da chi ha imparato, qual è la natura della relazione che ha con il suo maestro, l’arte, e la pratica stessa?

Essenzialmente, le tecniche dei koryu sono state create per uccidere, per la sopravvivenza; questa è una conclusione logica. Ma la capacita [è lì] di adattarsi per mostrare un profondo livello ed un efficacia spaventosa con un grande senso di controllo delle emozioni verso il dolore – per essere in grado di prendere e sopportare, piuttosto che farsi male – per capire profondamente e dimostrare la differenza fra [le caratteristiche di] velocità, il fluire, efficacia, precisione, e [quelle di] violenza e stupida forza. Essere in grado di rimanere aperti, flessibili e pronti ad affrontare chiunque, queste sono le capacità di cui si ha bisogno. Penso anche che il più alto livello di efficacia sia l’essere in grado di far capire, sentire e percepire a qualcuno con un background, magari di MMA, la differenza senza fargli del male, usare violenza o umiliandolo in alcun modo. Onestamente, penso che sia possibile e questo è il mio intento; mi piacciono le MMA, tanto quanto tutte le altre arti, qualunque sia lo stile o il paese. Rispetto il duro lavoro e la forza logica… mi piace anche la follia! Il ninjutsu è l’arte di essere in grado di affrontare qualsiasi cosa, chiunque, nonostante tutto – ma perché questo possa essere possibile bisogna praticare e studiare sempre di più… e mai fermarsi nella pratica. C’è sempre un livello più alto, sempre significati più profondi… è infinito. L’efficacia dipende dall’essere umano, dal suo cuore, dalla sua conoscenza, dalla sua pratica – non dal suo grado… o i suoi grandi discorsi su internet.

Quanto è importante il combattimento armato nello studio delle nove ryu-ha della Bujinkan? Molti vedono l’allenarsi con spade e lance come antiquato nel mondo d’oggi.

Bè, è vero che quasi tutte le armi sono completamente anacronistiche ed inutili. Questo è quello che molte persone potrebbero pensare, anche alcuni studiosi. E se guardate a come la maggior parte della gente nella Bujinkan usa le armi, è una bestemmia, specialmente quando usate davanti a discepoli di altre ryu-ha. L’uso delle armi riflette l’abilità del vostro corpo e mente così come anche la capacità di misurare ed applicare le tre dimensioni del bujutsu classico che ho menzionato precedentemente: maai, hyoshi e yomi.

1Ma è importante guardare a questo da un punto di vista pratico di esperienza. L’utilizzo dell’arma, così come l’arma stessa, vi insegna la forma corretta, la giusta distanza e misura, l’angolo corretto, il controllo, l’accuratezza e precisione, ecc… dato che l’utilizzo delle armi viene direttamente dall’esperienza dei campi di battaglia… in questo caso, è facile capire che anche un solo movimento errato, un passo sbagliato, un angolo sbagliato o una forma incorretta possono causare la vostra morte o perlomeno la perdita di una parte del corpo.

Se qualcuno praticasse molto a fondo e correttamente con le armi – da entrambi i lati chiaramente (destra e sinistra allo stesso modo, in modo da coltivare il corretto equilibrio richiesto in tutti i koryu) – e senza armi, questi conoscerebbe tutti gli angoli, punti deboli, timing, distanza, spazio, ecc… sarebbe in grado di muoversi acutamente, proprio come un arma… imparando l’utilizzo dell’arma, impariamo a diventare un tutt’uno con l’arma. In altre parole, possiamo materializzare uno dei gokui (insegnamenti segreti) che troviamo in diverse pergamene dei koryu: “La forma segue la funzione”. In questo modo il corpo, il movimento, diventa un arma. Questo permette di raggiungere uno dei più alti livelli nei koryu, cioè economia di movimento ed il non utilizzare eccessiva forza fisica.

Non è facile, ma questo è il processo nascosto nella storia di vari maestri e fondatori di koryu – secondo le fonti storiche, molti fondatori erano conosciuti sui campi di battaglia per le loro abilità con armi lunghe ed il numero di teste che avevano tagliato e presentato. Incominciarono con le armi lunghe, perché sul campo di battaglia, l’arco e la freccia (sono utilizzati da una lunga distanza), armi in asta come la naginata, yari e nodachi (spade grandi o da campo) sono armi molto lunghe e sono più accurate nell’uccidere il nemico e proteggere il proprio corpo.

Ma una volta che la distanza o l’arma lunga era rotta dalle armi del nemico, in questa situazione si doveva essere in grado di adattarsi all’uso di quello che era rimasto attorno alla cinta, oppure in mano o qualsiasi cosa che si poteva trovare sul campo. Da quella esperienza, il discepolo impara come utilizzare qualsiasi arma lunga in base alle differenze… e se perde l’arma lunga, deve essere in grado di adattarsi all’utilizzo di armi più corte come la katana ed altre lame corte o semplicemente il proprio corpo.

Dopo tutto, la mano ed il corpo sono il motore che guida gli strumenti e le armi; se il corpo è ben forgiato e curato, deve essere in grado di affrontare chiunque o qualunque stile, con o senza armi, con nessuna differenza fra questi. Molte persone dicono che “l’arma è l’estensione del braccio” ma chi può veramente mostrarlo, ed applicarlo correttamente ed efficacemente? Molto pochi.

Un credo popolare nelle arti marziali Giapponesi oggi è che “non esiste la mano sinistra”, per cui vediamo molte arti Giapponesi basate sulle armi che insegnano spada, per esempio, solo praticando con il lato destro. Tu, invece, metti una grande enfasi sull’essere ambidestri con tutte le armi e movimenti del corpo. È comune nelle arti marziali tradizionali allenare entrambi i lati o lo è solo nelle nove ryu-ha della Bujinkan?

È importante essere ancora una volta un po’ onesti e realisti. Sul campo di battaglia, durante il combattimento, durante il caos, tu usi qualsiasi arma o qualsiasi cosa che puoi afferrare o tenere come arma. È logico che voi usereste entrambe le mani ed entrambe le gambe. Correte solo con la gamba destra quando dovete scappare? Scalate solo con il braccio destro quando avete bisogno di evadere? Un boxer combatte solo con il braccio destro? Certo che no, avete bisogno di ogni cosa in caso di un pericolo o minaccia imminenti. Non c’è alcuna prova che i maestri del passato – guerrieri ed assassini professionisti – usassero solo il braccio o la mano destra, e questo sarebbe illogico in caso di combattimenti mortali. È logico in un vero combattimento o guerra utilizzare, condizionare, raffinare le abilità con entrambe le mani. Cosa succederebbe se la mano sinistra fosse ferita? Cosa fareste? Smettereste di combattere? Seriamente? Dovete essere in grado di utilizzare entrambi i lati nello stesso modo, allo stesso livello di perfezione; questo è l’equilibrio perfetto ed è anche profondamente connesso con la neuroscienza, il corpo e la salute mentale. Io pratico sempre entrambi i lati e tutti i densho scritti da Takamatsu Sensei sulle tecniche delle nove ryu-ha dicono dopo ogni tecnica di praticarle ed applicarle da entrambi i lati allo stesso modo; suggerisco anche a tutti di allenare sempre la loro parte più debole, che in molti casi può essere il lato sinistro se siete destri. Anche se comunque chiunque è libero di fare quello che vuole.

Come può qualcuno dire di studiare e sperare di padroneggiare nove diversi ryu-ha allo stesso tempo?

La speranza è libera ed aperta a tutti, può aiutarvi e spingervi oltre. Ma la speranza, senza la capacità, abilità, forte fede ed intelligenza, cuore e benevolenza, e specialmente il giusto e corretto esempio di un maestro (per esempio, la forma, orientamento e direzione), onestamente è impossibile.

Quello che dovreste sapere è che le nove ryu-ha non sono diverse, queste hanno lo stesso obiettivo o direzione, ed in più sono state insegnate da un solo maestro, Takamatsu Sensei, per cui lui stesso insegnò al Soke Hatsumi come capire il collegamento comune, l’essenza comune tra quello che sembra essere molto diverso da un punto di vista esterno. È un po’ come con le cinque dita della mano: esse non hanno la stessa lunghezza, non sono utilizzate allo stesso modo, alcune sono più forti di altre, e non le utilizziamo tutte nello stesso modo, giusto? Ma per afferrare o tenere qualcosa, per aiutare qualcuno, per stringergli la mano, queste si uniranno e diventeranno un tutt’uno. Anziché vedere le dita, dobbiamo guardare alla parte della mano dal polso come ad un’unica cosa. Quello che voglio dire è che tutto viene da un unico movimento, che vi permette di copiare e fare tutto quanto. Per cui in questo caso è possibile, ma il lavoro, la pratica, gli studi, l’umiltà, il costante porsi domande, è senza fine…

Che posto ha nella Bujinkan l’allenamento solitario?

Proprio come ho detto all’inizio di questa intervista, io separo l’organizzazione (Bujinkan) dall’arte (nove ryu-ha). Si potrebbe dire che l’allenamento solitario è molto importante… ma nella Bujinkan, onestamente non saprei e francamente non mi interessa, non vivo da, per e con la Bujinkan – spero di essere abbastanza chiaro qui.

2Vivo in Giappone e guardo ed osservo gli “alti livelli”, shihan, 15°mi Dan, ognuno proveniente da qualsiasi parte del mondo ed ognuno praticando secondo la propria visione e via, così come anche i Giapponesi. Quindi, davvero, preferisco semplicemente guardare il Soke Hatsumi, e lì vedo un vero riflesso di quello che la pratica solitaria è e di come è infinita… Per me gli esempi da seguire sono il Soke Takamatsu, il Soke Hatsumi ed Ishizuka Shihan. Questi sono gli esempi che mi spingeranno al non avere alcun limite, al non raggiungere un tetto, ma ad andare avanti per sempre…

Ora, per rispondere alla tua domanda in maniera più precisa, si, la pratica solitaria è cruciale, è l’unico modo, l’unica chiave, i veri risultati e pratica sono scoperti così. Questo è il mio punto di vista. In Giapponese ci sono alcune parole per rendere l’idea, l’azione della “pratica” quali possono essere shugyo, keiko, tanren, renshu, gakushu, narau, ecc… La più famosa è shugyo, la quale include tutti gli aspetti del fluire (che sono da praticare a fondo, studiare, ricercare, sperimentare, applicare, operare, ripetere, copiare, raffinare, rinforzare, condizionare, ecc…). Il secondo kanji in shugyo si riferisce alla via, il sentiero, seguendo il cammino dove potete accumulare diverse esperienze. Questa parola viene dalla spiritualità del Giappone ed è molto antica. Onestamente credo che sia davvero difficile e tradurre shugyo con “pratica”, “esercizio”, “allenamento”, ecc… è anche limitato. Ma come in ogni cosa ancora, qui dipende da cosa avete in mente e quanto profonda considerate la vostra pratica. Al fine di considerare se stessi come un shugyo-sha, non si tratta soltanto di andare al dojo per allenarsi, fare seminari, vendere alcuni DVD, graduare gente, promuovere se stessi… va oltre tutto questo. Questi aspetti che ho appena menzionato sono considerati un buon test per vedere se qualcuno che ha dichiarato di essere devoto allo shugyo non ha corrotto il proprio cuore…

L’idea dietro la parola shugyo è vicina al modo in cui gli eremiti, i santi, gli uomini religiosi, i monaci, gli asceti, ecc… praticano ed applicano la loro fede e preghiera. Ogni giorno, ogni minuto, ogni azione, discorso, silenzio, respiro, ecc… sono devoti al loro dio, Buddha, qualsiasi cosa questi possano credere. Per cui per il fondatore di un koryu, un maestro o soke, questo è il modo in cui vivono la propria arte ogni giorno, perché nel kanji gyo, che può essere letto iku o yuku (anche Okonau), c’è anche l’idea del fluire, un qualcosa con il quale dobbiamo camminare e con il quale dobbiamo diventare uno.

Tra altre parole incluse con shugyo, fondamentali per ogni persona che pratica koryu, c’è la parola keiko. Ancora qui questi due kanji non esprimono l’azione della pratica. Molte pergamene usano questa parola, ma quella che la usa con un significato più ampio è la pergamena della Kito-ryu jujutsu. Questi due kanji possono essere letti come inishie wo kangaeru, che può essere tradotto come pensare/ponderare/riflettere/meditare sul passato, o storia. In altre parole, questo vuol dire che il discepolo deve pensare [circa] e ricercare come il maestro – fondatore del koryu nel passato – praticava, utilizzava il proprio corpo, le diverse ragioni dietro tutto questo, i fattori nascosti in ogni tecnica, il movimento ed i kanji della pergamena.

Come ogni cosa nella vita, ci sono gradi, livelli [di pratica]. Se qualcuno sta cercando il più alto livello della scienza e conoscenza dei nove ryu-ha, se vuole avere un movimento e comprensione precisi dell’aspetto più profondo dell’arte e quindi diventare uno con il suo maestro ed il fluire, bene, il contratto è semplice: deve essere pronto ad offrire più di quello che ci si aspetta e più di quanto egli possa pensare di meritare. E la cosa più interessante è che non c’è alcuna garanzia che si possa essere scelti o che si raggiungerà il livello più alto dell’arte. Ma almeno si imparerà qualcosa di incredibile ed inestimabile: il significato della pazienza e dell’umiltà, così come il vero valore dell’arte, e già questo è di per se “oro”.

In Australia ci sono ancora scuole Bujinkan che insegnano ancora cose come il Godai (cinque elementi: terra, acqua, fuoco, vento e vuoto) durante la classe in relazione con sentimenti e sensazioni durante le tecniche che insegnano. Per esempio fu (tecnica di vento) essendo leggeri e circolari o ka (fuoco) essendo aggressivi o chi (terra) mantenendo il terreno contro il nemico. Questo non ha niente a che fare con gli insegnamenti del Soke Hatsumi, vero? Sono queste idee state inserite da studenti stranieri per sembrare più misteriosi ed interessanti – dato, piuttosto, che il Godai lo si può trovare il altre parti della cultura Giapponese ed è utilizzato come metodo per contare?

Questo è vero. Si tratta di una scienza che venne dalla Cina. È connessa con la pratica chiamata onmyo-do che riguarda la divinazione, geomanzia, calcolo, lettura del cielo, ecc… Permettetemi di essere chiaro, le nove ryu-ha di Takamatsu Sensei, passate al Soke Hatsumi, non hanno niente a che fare con questo tipo di cose! Anche il Soke Hatsumi non parla molto di questa cosa, perché non vi aiuta ad essere più accurati, più precisi, più acuti o più efficaci. Vi aiuta solo a mentire, a coprire la mancanza di conoscenza, per attirare gli studenti che cercano strane esperienze mistiche e per sopraffare l’ignorante!

3Queste idee cominciarono con i libri scritti da Stephen K. Hayes e tutti lo copiarono. Questo è collegato a quello che ho detto prima: la capacità di copiare porta all’Arte di Copiare; voi dovete avere il diritto di copiare ma anche di copiare bene – il giusto maestro, il giusto modello, il giusto esempio. Altrimenti, scusatemi se sono rude, se copiate merda, riproducete merda e poi che succede, si finisce così in fondo nella merda che non ne potete neanche venire più fuori. Non so perché la gente lo utilizza, ma onestamente, l’utilizzo del Godai o Gogyo, è più utilizzato per separare o classificare cose, come capitoli in un libro, per esempio, come l’idea del tenchijin (cielo, terra e uomo) che ognuno prende come una bibbia, ma era soltanto utilizzato per classificare e catalogare una lista di cose diverse in un libro; quello che è divertente e triste allo stesso tempo è che tutte le persone che usano quei concetti (che non capiscono affatto), quando guardate al modo in cui si muovono o applicano qualsiasi tecnica o usano qualunque arma, ecc… questi non si muovono come il vento (fu)… nelle loro classi o seminari questi spendono più tempo a parlare ed a fare il lavaggio del cervello che a praticare – questi non sudano mai!

Solo i ciechi e la gente attratta da quello che non è efficace, non logico, è coinvolta in questo. Tenete in mente quando cominciate a parlare dell’uso del Godai o cose simili che all’origine di ogni tipo di ryu-ha, c’erano assassini professionisti e guerrieri ai quali non importava affatto del Godai ed altre cose simili. Perché? Perché non vi aiuta a sopravvivere in una battaglia, o lasciati soli ad affrontare un professionista di MMA o Muay Thai! Per favore siate seri, aprite la vostra mente – solo la corretta e giusta pratica vi può aiutare. Sapete che mi piace Star Wars, Marvel, ed altre cose come film di Manga, ma conosco la differenza fra realtà e fiction, e la realtà fa male! Così come la stupidità.

C’è altro che vorresti dire o aggiungere all’intervista?

Si, prima di tutto vorrei ringraziarvi per avermi dato l’opportunità di visitare l’Australia per la prima volta. Di rispondere alle vostre domande, dovete capire che tutto quello che ha a che fare con il ninjutsu può essere molto difficile da capire, oppure non è visto correttamente o con molto rispetto. Come ricercatore e studioso io stesso, capisco molto bene tutto questo, ed il motivo principale è la mancanza di conoscenza, studi in aspetti dell’arte, pratica ed anche il lato intellettuale. Certamente poi ci sono tutte quelle persone che dichiarano di essere studenti personali, mostrano e collezionano gradi, fanno molte foto con il Soke Hatsumi, dichiarano di essere “the One” o di capire… poi ci sono tutte quelle persone gelose, che non sono riconosciute, che tradiscono o vogliono parlare male del Soke Hatsumi e Sensei Takamatsu. Capisco anche quello. Ma la cosa più importante è incontrarli e parlare con loro, per condividere esperienze con loro, perché tutti i bujutsu trattano questo: incontrare la realtà. Lo stesso vale per il mio insegnante Ishizuka Shihan o me stesso: per favore sperimentate quello che abbiamo da offrire in prima persona e non affidatevi a pensieri ed opinioni altrui. Se sei un adulto, dovresti farti la tua idea e non essere schiavo dell’opinione altrui.

Voglio scusarmi se le mie parole hanno ferito qualcuno; sono molto onesto e diretto, ma non cerco mai di ferire o umiliare nessuno. Ora se qualcuno ha qualcosa da dire a mio riguardo, o vuole provarmi, sono aperto e lo dico sempre. Tornerò in Australia, anche se qualcuno ha utilizzato l’ufficio immigrazione per ordinare di fermarmi dall’entrare in questo paese, non sono venuto in Australia come in tutti gli altri paesi dove sono stato invitato, per prendere un lavoro, un posto, il dojo o lo studente di nessuno o per fare soldi (non vengo pagato per essere qui); vengo solo in vacanza e per praticare con i miei amici. Non ho bisogno di fare nessuna di queste cose, sono un professore e ricercatore ad una prestigiosa università in Giappone e non ho alcun interesse nel fare niente del genere. Ma come potrebbero sapere queste cose le persone se non vengono ad incontrarmi ed a parlare con me, a vedere come sono di persona, faccia a faccia, da uomo a uomo?

Oltre tutto, se qualcuno ha qualcosa da dire, che venga a dirlo d’avanti a me. Questo è un segno di rispetto, ed il rispetto porta alla via più onorabile. Le arti marziali e la vita cominciano da quello: rispetto ed onore.

 

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