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IL NINJA CHE PARLA CHIARO – Prima Parte

Settembre 24, 2015

Questa che segue è la traduzione in italiano dall’inglese di un intervista rilasciata dal Dr. Kacem Zoughari alla rivista Australiana Blitz, tutti gli errori di traduzione ed altro sono mia responsabilità, la versione originale potrete trovarla ai piedi di questo articolo.

Buona lettura!

Giuseppe Armenise.

 

Un intervista con il maestro di ninjutsu Kacem Zoughari: Prima parte

Un insegnante di ninjutsu e professore di Studi Giapponesi specializzato in storia del Budo Giapponese, Dr. Kacem Zoughari è residente da tempo a Tokyo, Giappone ed è un allievo diretto del fondatore della Bujinkan, Granmaestro Masaaki Hatsumi e del suo allievo più anziano, Ishizuka Shihan. Tuttavia, nonostante il suo amore per l’arte ed i suo insegnanti, Dr. Zoughari non fa mistero circa il suo rifiuto della Bujinkan stessa.

A seguito di una recente visita in Australia, il dottore ha dato a Blitz un affascinante e profondo sguardo nelle arti marziali Giapponesi – non lasciando alcun dubbio circa la sua reputazione per le controversie.

Il Granmaestro Masaaki Hatsumi, il soke della Bujinkan, sembra essere molto diverso dagli altri capi scuola di budo Giapponese con i suoi capelli viola e simili. Direbbe che questo è il caso?

A dirvi la verità, non mi interessa affatto di che colore sono i suoi capelli o altre cose di questo tipo. La cosa più importante da ricordare è il messaggio nella bottiglia, non la bottiglia stessa – quello che voglio dire qui è, che uomo è, il modo in cui vive l’arte… come porta avanti l’arte e diventa uno con la stessa.

1La differenza con il Soke Hatsumi è chiara: lui vi permetterebbe di fare quello che volete! Che voi siate nel giusto o nell’errore, lui non vi giudicherebbe. Questo è alquanto difficile per noi occidentali proprio perché siamo abituati ad essere “condotti”, a credere che il maestro è un insegnante… ma nel bujutsu classico ed heiho, l’arte di combattimento classica e tattiche e strategie di guerra, il maestro non insegna, ma trasmette. Questo vuol dire che il discepolo è già un guerriero – un uomo adulto, non un bambino – per cui non c’è nessun motivo di dirgli quello che dovrebbe fare o scegliere, perché se non può trovarlo da solo morirà durante il combattimento.

Ai tempi della guerra feudale, trasmettere una scienza di combattimento, trovare o scegliere il discepolo giusto, era un lavoro davvero pesante. Tutto era basato su una profonda fiducia; in fonti primarie come l’Ichi Nin Ikkoku Inka, scritto nel 1565 da Kamiizuki Ise No Kami, troviamo la frase seijitsu no ji, che mostra che il carattere, il cuore o la natura del discepolo, dovrebbe essere profondamente onesto e sincero, benevolente. Quindi, chiaramente, trovare un vero discepolo a cui mostrare [questo] non è facile, specialmente quando ti rendi conto del fatto che tutti i bujutsu classici così come tutte le arti e discipline del Giappone sono basati sul concetto di Ishin den shin, trasmissione da cuore a cuore. Questo va oltre le parole; significa che tutto quanto è diretto e che non ce nessun bisogno per le parole. Entrambi il maestro ed il discepolo si comprendono l’un l’altro, i due cuori sono sincronizzati. Così è come il Soke Takamatsu formò la sua relazione e trasmise le arti al Soke Hatsumi.

Se cominciate a giudicare qualcuno dalla sua apparenza o dal suo aspetto esteriore, il modo in cui è, giudicate quindi secondo quello che voi pensate di sapere, secondo il vostro proprio sistema di valori e morale, e non potete vedere oltre questi ultimi. Per un maestro come il Soke Hatsumi, questo è un vero buon test per sapere le intenzioni ed il cuore di qualcuno, cosè come per molti maestri all’interno della loro arte e ryu-ha (sistema).

Il soke Hatsumi è il completo riflesso dell’essenza del ninjutsu, il riflesso delle nove ryu-ha che ricevette da Takamatsu Sensei. Il suo modo di essere rappresenta la profonda espressione di un essenza che è senza forma, senza traccia e senza intenzione, completa e profonda, sempre in un flusso, tra debolezza e forza, flessibilità ed impeto, luce ed ombra, ma sempre nell’ombra del cuore dell’arte.

Come lo descriverebbe come insegnante?

È molto difficile misurare qualcuno che dà senza volere niente in cambio, il quale è deve restare l’esempio da raggiungere, copiare, e mai lasciare andare… sempre al top anche ad 84 anni di età, essendo sempre presente alle lezioni, sempre flessibile, sempre con un lieve sorriso ed ancora trova piacere nell’arte e mantiene un profondo rispetto per il proprio maestro, Takamatsu Sensei. Lui dà alla gente quello che vuole perché sa come lo shugyo – la profonda e costante pratica di quest’arte – non è cosa facile, non è cosa per tutti. Lui conosce la difficoltà e capisce più di chiunque altro il peso della trasmissione così come l’eredità. Questo è il motivo per cui è tranquillo ed aperto a tutti, qualunque sia lo stile, l’uomo, la religione, il paese, la lingua, e più importante, nella sua capacità di dire, “non so…”. Egli ha un incredibile interesse in ogni tipo di arte, ogni ryu, qualunque sia lo stile… questa apertura, di studiare tutto e non essere limitato o fermarsi a qualsiasi livello, visione o stato mentale.

In questo caso, come potete vedere, i capelli viola sono solo un colore. Preferisco vedere il cuore dell’uomo, a lungo termine, e non sono mai stato deluso. E siate sicuri che, come studioso, so come essere imparziale; in questo caso non faccio la parte dello schiavo o lo studente che dice sempre “sì-s”, dico quello che penso liberamente ed in base al mio cuore. È anche questo il motivo per il quale ho imparato il Giapponese.

Chi è il tuo insegnate sotto il Soke Hatsumi e come differisce il suo approccio rispetto a quello del granmaestro e altri Bujinkan senior?

Al momento il mio insegnante è lo studente più anziano del Soke Hatsumi – dopo quattro studenti, il Sig. Fukumoto (deceduto), il Sig. Yonekawa (smise nel primo periodo), il Sig. Manaka (creatore della Jinenkan) ed il Sig. Tanemura (creatore della Genbukan). Il suo nome è Tetsuji Ishizuka ed è molto ben conosciuto da tutti quanti, anche da coloro che ne parlano male. Nessun altro ha una relazione così vicina con il Soke Hatsumi come Ishizuka Shihan; nessuno condivide la stessa storia con il Soke Hatsumi e con la creazione della Bujinkan! La maggior parte degli Occidentali si recavano al suo dojo; egli traduceva per il Soke Hatsumi molto tempo fa. Era coinvolto in tutto quanto fino a che dovette fare un passo indietro per potersi prendere cura della sua famiglia e perché aveva un lavoro molto importante. Lui era il vice capo del dipartimento di vigili del fuoco di Noda, responsabile dell’intero budget del dipartimento di vigili del fuoco della prefettura di Chiba… doveva essere sul campo ed in stazione costantemente, e comunque ogni sera portava avanti il suo dojo insegnando una classe, ho potuto testimoniarlo dal 1989. Ishizuka Shihan cominciò al dojo del Soke Hatsumi quando aveva 16 anni di età. Veniva da Noda e non ha mai abbandonato Il Soke Hatsumi, rimanendo sempre al suo fianco. Egli è il più anziano di tutti gli altri Shihan come Seno, Noguchi, Nagato, Someya, Shiraishi, ecc…

Egli rimane fedele a quello che il Soke Hatsumi gli insegnò all’inizio, i densho, l’arte, nessun compromesso, nessun grado per nulla, nessun commercializzare dell’arte, nessun prostituire l’arte… con il suo praticare e praticare, studiare e studiare e rispettare l’arte ed ogni tecnica – non c’è nessuna autopromozione. Non insegna per i soldi, il suo lavoro gli ha provveduto una vita abbastanza agevole. Egli ha una passione per la musica Hawaiana, ed è un cantante ed un bassista in una band che suona dappertutto professionalmente a Tokyo ora che è andato in pensione dal suo lavoro dopo 30 anni. Lui pratica l’arte perché ama le arti marziali; insegna perché crede di avere un forte ed etico dovere nei confronti del Soke Hatsumi, l’arte e le nove ryu-ha, proprio nel modo in cui il Soke Hatsumi gli ha insegnato. Gli sono anche stati conferiti diversi menkyo kaiden (licenze di trasmissione completa) dal Soke Hatsumi. Quest’anno compie 50 anni di allenamento con il Soke Hatsumi!

Il suo approccio è semplice; non mente, e neanche lo fa per i soldi, a lui non interessa il numero delle persone che viene a praticare oppure no. Lui è sempre lo stesso, sempre sorridente, sempre ridente, ed il più sincero ed onesto. Se quello che fate non funziona, lui è severo ma giusto. Ma comunque il miglior modo di scoprire tutto questo è venire a visitarlo, per sperimentarlo da voi stessi e vedere con i vostri occhi ed il vostro cuore. Questo è il modo migliore per conoscere qualcuno, no? La vera pratica, come tutto il resto nella vita, riguarda l’esperienza diretta ed andare ed incontrare la realtà, la quale è un riflesso ed espressione della verità. Potrà piacervi oppure no, forse alcuni preferiscono semplicemente essere un alto grado ed avere un grande seguito o magari essere famosi o chissà – ognuno sceglie secondo il proprio appetito e quello che cerca. Ma non si dovrebbe dimenticare che ogni scelta include conseguenze, e la strada, il combattimento reale, i problemi della vita sono lì per testare la vostra pratica, la quale è un estensione della relazione con il maestro, la relazione con l’arte ed anche la pratica di quest’arte.

La Bujinkan sembra un unico lignaggio o ramo di ninjutsu – quello di Masaaki Hatsumi. È così oppure ci sono altre scuole che sono nate dallo stesso lignaggio… e se così fosse, quali sarebbero le loro differenze?

Prima di tutto è importante precisare la parola utilizzata… la Bujinkan non è affatto un lignaggio o ramo di ninjutsu, è semplicemente il nome di un’organizzazione, il nome del dojo. Ne esistono molti così in Giappone ed hanno fatto così sin dal periodo Edo. Ora, per molte persone, è diventato il nome di uno strano stile dove chiunque ha creato la sua propria via basato sulla soggettiva parola e stato mentale chiamato “feeling” o “sentimento”. Onestamente e sinceramente parlando, non mi interessa l’organizzazione, con tutte le infantili politiche, doppie-facce, movimenti senza senso e tecniche impossibili che si usano nella corrente più comune. La mia unica preoccupazione riguarda le nove ryu-ha, la relazione maestro-discepolo e tutto quello che la riguarda: profonda ed ampia conoscenza, rispetto di ogni dettaglio e tecnica senza dimenticare nessuno o la storia, il rispetto delle biomeccaniche così come tutta l’arte e stile, e certamente il rispetto del corpo dello studente, della sua mente ed integrità.

Ora, per rispondere alla vostra domanda, le nove ryu-ha ricevute dal Soke Hatsumi dal Soke Takamatsu possono essere divise in questo modo (alcuni diranno l’esatto opposto, ma posso argomentare con chiunque a questo riguardo e posso invitare chiunque a fare lo stesso): sette ryu-ha ricevuti da Toda Sensei, uno da Ishitani Sensei (Kukishinden-ryu) ed uno da Mizutani Sensei (Takagi Yoshin-ryu). I sette ryu-ha ricevuti da Toda Sensei sono quelli semplicemente basati sulla pratica, mente, strategia e combattimento del ninjutsu. Quello ricevuto da Ishitani Sensei è anche considerato come ninjutsu data la storia della famiglia Kuki e la sua relazione con le aree di Iga e Koga [casa dei clan ninja]. Ed infine, l’ultimo, quello ricevuto da Mizutani Sensei è un sogo-bujutsu, un sistema composito di combattimento che include diverse discipline basate sull’arte del ju-taijutsu. Il fondatore della Takagi Yoshin-ryu era uno dei migliori studenti della Takeuchi-ryu Koshi No Mawari, uno dei primi ryu-ha di jujutsu in Giappone. Questo è un sogo-bujutsu che ha a che fare con il bugei juhappan o le 18 discipline di combattimento che ogni ryu-ha prima del periodo Edo utilizzava ed insegnava, e dove tutti i soke passati sviluppavano abilità di alto livello.

Ma questa è la storia prima di Takamatsu Sensei, secondo la sua autobiografia, Meiji Moroku Otoko (posseduta solo dal Soke Hatsumi). Takamatsu spiegò tutto al suo interno: la sua pratica e 2relazione con l’arte, la differenza fra i suoi maestri, il modo in cui gli fu insegnato, la sua vita in Cina, ecc… Dobbiamo capire che Takamatsu Sensei fu profondamente influenzato da suo nonno (alcuni dicono suo zio, ma si tratta di un travisamento del kanji utilizzato per scrivere “nonno”), Toda Sensei, che veniva da Iga e gli insegnò il modo di muoversi così come la scienza di
combattimento del ninjutsu. Quindi, prima che Takamatsu Sensei cominciasse a studiare sotto Ishitani Sensei e Mizutani Sensei, fu profondamente influenzato dalla forma e spirito del ninjutsu insegnatogli da Toda Sensei, per cui è facile capire che quando imparò le tecniche dagli altri due maestri (Ishitani e Mizutani), applicò il principio fondamentale del ninjutsu: suiesishin, “il cuore (mente) riflette l’acqua o l’ombra dell’acqua”. Questa è la capacità di copiare qualsiasi tipo di tecnica o stile, rendendoli migliori. È qualcosa che qualsiasi bushi (guerriero) di alto rango o fondatore di un ryu-ha, a prescindere dallo stile, poteva più o meno fare, e nel caso del ninjutsu, questo stato era spinto all’estremo.

Quindi, per me, basandomi sugli scritti di Takamatsu Sensei, le nove ryu-ha sono formate nella mente e forma del ninjutsu. Certamente ci sono differenze fra i ryu-ha, tecniche, armi, ecc…, ma l’obbiettivo è lo stesso: uccidere e prevenire il pericolo, e sopravvivere. Alcuni sono più diretti, più pragmatici, alcuni hanno più dettagli, alcuni meno… dovreste praticare, studiare e lavorare duro sui punti comuni di ognuno in modo che si possa avere un senso e si possa misurare la profondità della conoscenza accumulata da ogni generazione dietro ogni tecnica.

Ma a dirvi la verità, non sono importanti il lignaggio o le differenze qui. Piuttosto lo è cosa potreste fare contro chiunque e come potreste spiegare, presentare, provare a chiunque – a prescindere dal maestro, lo shihan, il lottatore o lo stile che vi trovereste difronte!

La maggior parte dei gradi avanzati delle arti marziali Giapponesi arriva fino al 10° Dan o 9° Dan, quest’ultimo essendo in riconoscimento che non si può mai raggiungere “la perfezione” e si deve sempre impegnarsi per il prossimo livello. Perché ci sono così tanti gradi Dan nella Bujinkan?

Bene, la vostra domanda riguarda il sistema di gradi ed il modo in cui i gradi vengono dati nella Bujinkan più che altro. Sono d’accordo che questo è un punto interessante fra tanti, ma non mi interessa dell’organizzazione, per cui non mi interessa anche del sistema di gradi. Prima di tutto, devo essere onesto a questo riguardo, così come lo sono stato d’avanti a tanta altra gente, che fossero dalla Bujinkan od altre organizzazioni. Ho anche presentato tutto questo in Giappone in molte università e d’avanti a molti alti in grado di molti stili: non credo nei gradi o il sistema di gradi nelle arti marziali tradizionali e moderne in generale.

Perché? La ragione è semplice: la storia di qualsiasi ryu-ha prima del periodo Edo mostra che i gradi non esistevano. L’unica cosa che esisteva era l’inka o attestato di trasmissione, che vuol dire che il discepolo che lo riceveva aveva ricevuto l’insegnamento fino ad un certo livello, ma questo non vuol dire necessariamente che questi lo avesse capito o che lo potesse fare nel momento in cui lo riceveva; frasi come “ora devi praticare anche di più” all’inizio dell’attestato, e “i discepoli che studiano l’arte devono sempre continuare a praticare duramente e più a fondo” alla fine dell’attestato, sono la prova che si tratta solo dell’inizio.

Prima del periodo Edo, il vero grado era quante teste eri in grado di prendere sul campo di battaglia; quanti grandi guerrieri avevi combattuto ed ucciso, quali erano i tuoi comportamenti ed azioni durante la guerra ed il combattimento mentre combattevi con il nemico, ecc… Un uomo, un discepolo, era misurato secondo le sue azioni e no secondo il numero di tecniche e quanto pagava per il suo grado. E, con il tempo, l’attestato o qualsiasi altro tipo di grado, carta e inchiostro, potevano essere comprati o venduti. Il bisogno di soldi per vivere, supportando una famiglia, erano ragioni sufficienti per qualcuno per portare avanti un dojo come professione e creò per le persone un bisogno di raggiungere una certa posizione o status. E nel periodo Meiji, l’attestazione divenne un sistema di gradi (Dan e Kyu) grazie a Jigoro Kano, il fondatore dello Judo. Ma in questo caso questo è più basato sull’educazione scolastica, come gli esami all’università; non è sul lungo termine, ma sul corto. Il grado che si poteva passare ieri, il modo in cui potevi fare una tecnica ieri o eseguita una settimana dopo, sarà molto diversa più tardi. Magari peggio, o magari meglio, chi lo sa?

Per questo motivo non credo nei gradi, credo nella pratica vera ed a lungo termine, azione e profonda conoscenza. Io credo che il modo in cui qualcuno si muove, agisce e si comporta riflette profondamente il vero valore della sua pratica ed anche lo scopo della sua pratica. Ma se qualcuno aspira ad essere un alto grado, vuole essere riconosciuto e rispettato perché ha ricevuto un foglio, è magari arrogante, fa male allo studente così da fargli vedere quanto è forte, si comporta come un “maestro”, non ha conoscenza, e rifiuta sempre il confronto diretto, bene, questo tipo di persona è semplicemente…

3Nel ninjutsu non ci sono gradi, solo azioni, applicazioni, abilità… e per favore notate che nella parola inglese per dire abilità, “skills”, c’è la parola “kill” (che vuol dire uccidere). Credo proprio che la natura di questa parola qui dimostri che ogni cosa dovrebbe essere un riflesso od espressione della realtà ed ognuno sa che la realtà è crudele, dura, diretta e non vi è compromesso in essa. Puoi mettere “ko” il tuo avversario o no? Quella e la domanda. Poi la seconda domanda è, puoi farlo con classe o stile e senza cattive intenzioni?

Per cui non credo nel grado ma ne capisco lo scopo, in un modo sociale, in un sistema educativo o per gli sport, secondo le proprie regole e gradazione. Ma il problema è che prima o poi c’è un limite e la realtà della strada ed il vero confronto è sempre lì per mostrare e marcare la differenza con i gradi.

“Il grado è solo carta, ed è solo buono per il bagno”, diceva Takamatsu Sensei al Soke Hatsumi. Credo profondamente che questo sia vero. Sfortunatamente il mondo è fatto in maniera tale che il nome, l’università, il pezzo di carta è più importante dell’umano stesso, colui che dovrebbe portare il grado. Chiunque dovrebbe ripensare al fatto che il nome, la fama, il nome dell’università, il grado, il pezzo di carta, ecc… non potrebbero esistere senza colui che li ha creati: quello è l’uomo stesso.

Certamente rispetto il duro lavoro e la dedizione anche se sono in un certo modo limitati, dietro il grado di qualcuno che ha lavorato duro per la sua Cintura nera, ecc… Il duro lavoro nello Judo, Karate, Kendo e BJJ è molto presente e deve essere rispettato. Ma è importante tenere in mente che riflette semplicemente un momento nella vita, non tutta la vita ed addirittura neanche il significato di shugyo o keiko utilizzato nel bujutsu classico e ninjutsu. Quelle parole includono gli aspetti della via ed una profonda riflessione del passato, di tutta la vostra vita, per cui è difficile da misurare.

Ora, nel caso della Bujinkan… bè, non mi interessa. I gradi sono dati per molte ragioni comunque supportando l’organizzazione, promuovendo e dando gradi ad altra gente, ed aiutando ad organizzare Taikai, ecc… Non dimenticate però anche la pratica, ma qual è la natura di questa pratica? Davvero il grado ricevuto nella Bujinkan riflette profondamente la relazione con l’arte ed il maestro o semplicemente il fatto che siete venuti in Giappone ed avete sacrificato i vostri soldi per la promozione, ecc…? Onestamente, come ho già detto, il modo in cui le persone si muovono, agiscono, si comportano, si vendono, si promuovono, il modo in cui camminano, è sufficiente per dimostrare che cosa vogliono e chi sono veramente. In questo caso preferisco più chi viene dall’MMA, BJJ, Boxe, Muay Thai, wrestling, Judo, ecc… perché anche se si tratta di sport e nessuno è morto o muore durante la creazione ed applicazione delle loro tecniche, questi sono veri in un certo modo, i loro risultati ed azioni parlano da loro stessi. Essi sono dedicati e molto forti e disciplinati ed è dimostrato nella loro pratica. Ma nella Bujinkan? Bè, non ho commenti a riguardo e francamente non mi interessa.

L’ultima cosa che posso dire è questa, avendo tradotto molte volte per il Soke Hatsumi durante le classi, così come alcuni altri che hanno vissuto in Giappone per un lungo periodo (Mark Lithgow, Mark O’Brien, Andrew Young, Shawn Grey, Bruce, Doug, Larry, Paul, ecc…) e che continuano a tradurre per lui anche adesso, questi devono sentire la stessa frase tutte le volte: Il Soke Hatsumi ha detto che il 15° Dan è l’inizio per tutti quanti. Quindi è un diretto riferimento all’aspetto storico di Ujin, il quale era l’età, 15 anni, di un giovane ragazzo per andare in guerra dopo che questi aveva passato certi esami. Per cui il grado non esprimo davvero nulla, ma solo qualcosa per aiutare, spingere ed andare più in profondità, per continuare a praticare. Ma avremo modo di vedere il valore del grado dopo che il Soke Hatsumi smetterà di insegnare… ancora, qui, il grado non mostra il futuro, ma soltanto il momento in cui lo si è ricevuto… e tutti sanno come gli umani possono cambiare, in meglio o in peggio.

Ora, gli alti in grado in altre organizzazioni sono anche basati su politiche, azioni fatte per l’organizzazione, e non più solo per le capacità. Per me il miglior grado è quello che potreste fare quando sarete vecchi e dovendo fronteggiare un qualsiasi stile, se potrete mantenere la flessibilità richiesta ai livelli più alti ed ancora praticare.

Come conclusione a questa domanda, non mi interessa del grado, ma della persona. Il grado non significa niente per me.

 

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